Smettiamo di regalare i nostri dati personali

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Smettiamo di regalare i nostri dati personali

L'ultimo aggiornamento di questo post è di 4 anni fa

Quando parliamo della sorveglianza sui dati personali pensiamo prima di tutto alla Cina, che ha spinto agli estremi l’uso della tecnologia da parte delle forze dell’ordine, oppure a Edward Snowden, che ha rivelato la portata dell’ingerenza dei servizi degli Stati Uniti.

Ma in una splendida inchiesta pubblicata il 19 dicembre, il New York Times racconta un’altra dimensione dell’uso dei dati, in questo caso da parte di aziende private a cui concediamo, senza farci troppe domande, il diritto a sorvegliarci e tracciare ogni nostra attività. In altre parole, accettiamo di essere spiati.

Il quotidiano statunitense è stato contattato da un informatore che lavora per una di queste aziende, sconvolto da ciò a cui ha assistito. Il file su cui hanno lavorato i giornalisti contiene 50 miliardi di dati sull’attività di 12 milioni di cittadini statunitensi relative a un intervallo di pochi mesi, tra il 2016 e il 2017.

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Di skariko

Autore ed amministratore del progetto web Le Alternative