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La CIA spiava un po’ tutti

Prima di parlare di questo articolo pensiamo che una piccola prefazione sia necessaria, un po’ per chi non ci conosce e un po’ per cercare di essere il più chiari possibile. L’argomento di oggi, infatti, è un po’ off-topic rispetto al tema di questo sito ma è comunque secondo noi degna di nota. La notizia in breve si può riassumere con il titolo: la CIA spiava un po’ tutti.

Su questo sito cerchiamo lasciare da parte i complotti e di parlare solo di fatti. Oltre questo ci dedichiamo soprattutto alle aziende private che, troppo spesso, hanno delle policy sulla privacy decisamente opache. Cosa c’entra dunque questo articolo chiamato La CIA spiava un po’ tutti?

In questo sito, infatti, cerchiamo delle alternative a dei programmi o a dei servizi. Non cerchiamo di rendervi dei perfetti hacker o dei totali anonimi sul web. Crediamo ci sia una differenza enorme e sostanziale tra l’essere spiati da un Governo per sicurezza nazionale o essere perseguitati dalla pubblicità per mero profitto fregandosene totalmente della privacy.

Sicurezza nazionale e aziende private

Nel primo caso se ne può e se ne deve discutere a lungo per capire fin dove lo Stato deve arrivare e quale è il giusto compromesso tra privacy personale e sicurezza nazionale. Non fraintendeteci, non è giusto farlo tout court, semplicemente questo non è il posto adatto per parlarne. Non ne abbiamo le potenzialità, le conoscenze e soprattutto non è il nostro obiettivo.
Nel secondo caso, quello di cui ci occupiamo principalmente noi, è soprattutto una questione di principio. Guadagnare barcate di soldi utilizzando i nostri dati è fastidioso. Se poi aziende private iniziano ad avere anche il controllo e la gestione dei nostri dati scegliendo per noi cosa sia giusto e cosa sbagliato pensando poi addirittura di tracciare dei nostri profili psicologici in base alle nostre attività online… beh, inizia ad essere tutto davvero molto inquietante.

E pensiamo debbano esserci regole rigide e severe che permettano agli utenti di controllare davvero la loro privacy ed i loro dati. Insomma non vogliamo più essere schiavi della pubblicità, crediamo che si è andati davvero oltre.

La CIA spiava un po’ tutti?

Detto questo cerchiamo di riassumere un po’ la notizia di cui vogliamo parlare oggi. Una ulteriore premessa: secondo Attivissimo ed Il Fatto Quotidiano questa è una notizia vecchia e del quale tutti erano già a conoscenza dal 1994. La novità degli ultimi giorni è che sono stati resi pubblici alcuni documenti pubblici che prima erano segreti.

L’inchiesta del Washington Post: La CIA spiava un po’ tutti

In pratica secondo una inchiesta del Washington Post e della TV tedesca ZDF, la CIA e la BND erano i proprietari segreti dell’azienda Crypto AG. Crypto AG era una compagnia svizzera specializzata in comunicazioni crittografate.
In pochissime parole grazie a questa acquisizione segreta sia la CIA che la BND potevano leggere con estrema facilità tutti i documenti e le comunicazioni segrete dei governi del mondo. Tra gli altri, ovviamente, anche l’Italia.

Fino al 1994 (o forse almeno fino al 2018, anno di chiusura della Crypto AG?) due Nazioni (o poco più, probabilmente anche UK e la Svizzera stessa) controllavano segretamente i documenti e le conversazioni criptate di circa 120 Paesi. Una realtà che va probabilmente ben oltre alcune teorie degne del peggior complottista. Questo non vuole giustificare assolutamente i complottisti perché quando si fanno affermazioni forti bisogna avere anche prove forti. Ma attenzione a non commettere lo sbaglio opposto, cioè a credere che i complotti non esistano. Esistono ed ogni tanto vengono anche smascherati.

La CIA spiava un po’ tutti? E a me che me ne frega a me!

Quello che più ci perplime e inquieta di questa vicenda è il totale menefreghismo di un po’ tutti. Gli USA e la Germania hanno spiato i Governi per 50 anni e, in sostanza, non frega niente a nessuno.

Tornando alla nostra prefezione: se pensate che le aziende private ci vadano più per il sottile o che abbiano un maggior interesse a proteggere le vostre conversazioni, abbiamo cattive notizie per voi.

Per maggiori informazioni sulla notizia e su Crypto AG potete leggere l’articolo del Washington Post (Outline), Wired o la pagina Wikipedia di Crypto AG.

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