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Sarà più difficile essere tracciati di nascosto su Android

Dalla versione 11 di Android sarà più difficile essere tracciati di nascosto su Android. Una buona notizia per la protezione della nostra privacy.

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Ogni tanto tiriamo un sospiro di sollievo, soprattutto quando vediamo che le cose intorno a noi iniziano a cambiare direzione, seppur lentamente. Non si deve certo abbassare la guardia e nemmeno credere che si risolva tutto così semplicemente. Intanto però godiamoci il fatto tra poco sarà più difficile essere tracciati di nascosto su Android.

Sarà più difficile essere tracciati di nascosto su Android

Non siamo ammattiti di colpo ma il merito è di un post del 19 febbraio sul blog ufficiale di Android chiamato Android Developers. Scopriamo che dalla versione di Android 11 saranno rese ancora più severe le regole per il controllo della geolocalizzazione delle applicazioni in background (cioè quando una app non viene realmente utilizzata).

Cercando di spiegarlo in parole semplici, attualmente una applicazione Android può chiedervi il permesso di leggere la vostra posizione in questo modo:

Fonte immagine: Google

Sapendo bene quanto poco le persone stanno attente ai messaggi di questo tipo, Google ha pensato bene di eliminare l’opzioneAllow all the time“.
Potremo così scegliere se un’applicazione può accedere alla nostra località solo una volta, solo durante l’utilizzo dell’app oppure declinare gentilmente l’invito.

Fonte immagine: Google

Ogni applicazione che richiederà il controllo della localizzazione in background dovrà essere preapprovata da Google. Sarà necessaria in quanto alcune tipologie di app come quelle di emergenza, quelle che tracciano i percorsi, qualche app per il meteo (anche se noi conosciamo Weather Forecast) e alcune applicazione dei social network potranno ancora sfruttare questa opzione.

Per questo motivo ci sembra un’ottima notizia anche se non perfetta, sicuramente ci sono molte cose che si possono migliorare ma la direzione è, secondo noi, quella giusta.

La nostra, come ripetiamo spesso, non è una battaglia tout court contro Google o contro altre aziende. È una battaglia per la tutela della nostra privacy e l’obiettivo è riuscire mettere un po’ di ordine e di regole a questa nuova realtà. Quello che si vuole evitare, come abbiamo visto poco tempo fa, è regalare quasi inconsapevolmente tutti i nostri dati di localizzazione ad aziende private che poi ne faranno un po’ i loro porci comodi.


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