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Io non ho nulla da nascondere

Una frase che sentiamo spesso, prima al bar ora sui social. “Io non ho nulla nascondere” è un brutto atteggiamento di menefreghismo verso un diritto.

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Ultimamente si parla molto di applicazioni per tracciare le persone per l’emergenza COVID-19. Alla fine il Governo ha scelto l’applicazione chiamata Immuni della quale parleremo magari più avanti quando si saprà qualcosa in più. È un argomento molto delicato, non entreremo eccessivamente nel merito della cosa perché ci sono tantissime variabili in gioco e nessuno ha la verità in tasca né la sfera di cristallo (anche in Olanda non se la passano bene). Cogliamo però questa occasione per parlare di un argomento interessante, quello che si sente spesso quando si parla di violazioni della privacy, tracciamenti e via dicendo. Come forse avrete già intuito parliamo di chi sostiene, in maniera spesso anche abbastanza arrogante, “io non ho nulla da nascondere“. In più come già forse sapete questo tipo di articoli li usiamo spesso come scusa anche per inserire molti link interessanti!

Immuni, alcuni approfondimenti interessanti

Intanto una inevitabile piccola parentesi riguardo le applicazioni di tracciamento, giusto per sapersi orientare un po’. Qui potete trovare un interessante fumetto, tradotto in italiano, che spiega il funzionamento del protocollo per il contact tracing. Vi consigliamo però anche la lettura di questo thread su Twitter e anche di questo articolo di Enrico Nardelli. Come potete immaginare non è tutto così semplice né rosa e fiori. Se volete approfondire maggiormente vi consigliamo anche la lettura dell’ultima newsletter di Carola Frediani.

Secondo The Verge ad esempio una delle cose più importanti è come verranno implementate le app che utilizzeranno il protocollo.

As the protocol gets implemented in specific apps, there will be a lot of important decisions about how it gets used, and how much data gets collected outside of it. Governments will be making those decisions, and they may make them badly — or worse, they may not make them at all.

Citazione dall’articolo su The Verge a cura di Russell Brandom.

È inoltre importante capire cosa succederà una volta che uno verrà riconosciuto come infetto, quali saranno le garanzie (lavorative e sociali) e via così. Senza dimenticare ovviamente la favola dei dati anonimi. Insomma i dubbi sono infiniti, e non solo sulla privacy, a Singapore ad esempio non è andata benissimo.

Io non ho nulla da nascondere, mica siamo narcotrafficanti!

Torniamo all’argomento dell’articolo però, io non ho nulla da nascondere. Recentemente ci è capitato di leggere su Twitter una persona che scriveva, in risposta a un tweet del professor Burioni, “A me della privacy non mi frega nulla, mica siamo narcotrafficanti“. Ecco questo concetto per cui se non si è narcotrafficanti allora tutto è lecito un po’ ci spaventa. E purtroppo è un pensiero davvero molto comune nei cosiddetti discorsi da bar. La privacy è importante e abbiamo impiegato secoli per arrivare alla situazione odierna, non dobbiamo darla per scontata.

Nella homepage del nostro sito è sempre presente la frase di Isabela Bagueros: Privacy isn’t about hiding bad things: si tratta di proteggere quello che ci definisce esseri umani; le nostre azioni quotidiane, la nostra personalità, le nostre paure, le nostre relazioni e le nostre vulnerabilità. Una frase importante che riassume il nostro pensiero.

Un’altra frase importante è questa di Edward Snowden:

Dire che non ti interessa il diritto alla privacy perché non hai nulla da nascondere non è diverso dal dire che non ti importa della libertà di parola perché non hai nulla da dire. È un principio profondamente antisociale perché i diritti non sono solo individuali, sono collettivi e ciò che potrebbe non avere valore per te oggi può avere valore per un’intera popolazione, un intero popolo, un intero modo di vivere domani. E se non lo difendi tu, chi lo farà?

Nostra traduzione di un discorso di Edward Snowden – Exit, 2016

Io non ho nulla da nascondere: l’importanza dei diritti fondamentali

I diritti fondamentali sono sempre sottovalutati fino a quando non vengono a mancare. Ora che siamo rinchiusi in quarantena (sacrosanta, non fraintendeteci) quanto ci manca la nostra libertà che fino a ieri davamo per scontata? Quando e se il diritto alla privacy verrà a mancare sarà ormai troppo tardi per rimpiangerlo, facciamo uno sforzo e pensiamoci prima (prima di finire peggio del bonzo).

A questo proposito ne approfittiamo per condividere con voi un articolo del The Guardian riguardo il tracciamento dei positivi al COVID-19 in Corea del Sud. Scopriamo cose molto interessanti come ad esempio lo shitstorm che ha subìto online un cittadino perché la Polizia aveva rivelato che non era stata in grado di tracciare il suo percorso dalla stazione ferroviaria all’aeroporto di Seoul. Siccome l’area intorno alla stazione è nota per la prostituzione è stato accusato, dai soliti leoni da tastiera, di aver passato la serata con una prostituta spegnendo il telefono. Successivamente le autorità sanitarie hanno detto invece che c’era stato solo un problema tecnico.

Io non ho nulla da nascondere?

Un’altra storia molto interessante che viene raccontata sempre dal The Guardian è il problema relativo ai ristoranti. In pratica quando si viene trovati positivi non viene detto il proprio nome ma vengono rivelati i luoghi visitati come ristoranti e locali. I ristoranti in questione, però, rischiano di venire travolti dall’ondata di paura di essere infettati rischiando anche il fallimento. Non solo. Qualcuno ha cercato di approfittarsi di questa situazione (strano, eh?). Un uomo che affermava di essere stato infettato da COVID-19 chiamò alcuni ristoranti per estorcere denaro in cambio del suo silenzio con le autorità sanitarie.

Queste sono solo le due storie più curiose all’interno dell’articolo, molto più completo, che vi consigliamo caldamente di leggere. Amanti, prostitute, speculazioni su potenziali partner. Molte informazioni imbarazzanti possono essere messe a nudo con un sistema simile.

Non diciamo di no, non abbiamo alcuna autorità per dirlo diciamo solo di fare attenzione e di non sottovalutare assolutamente l’utilizzo di potenziali applicazioni di sorveglianza.

Quando il sistema sarà pronto Google lo installerà in completa autonomia sul vostro cellulare grazie al Play Store su tutti gli smartphone con almeno Android 6.0. Poi sembra che ci sarà una sorta di opt-in da fare.

Gli effetti della quarantena

Si vedono già ora gli effetti della delazione di alcuni cittadini e delle assurde e sproporzionate multe della Polizia come multare qualcuno perché compra solo del vino. È indubbio che qualcuno si sia forse anche un po’ montato la testa. A meno che non si voglia davvero credere che fermarsi qualche minuto al parco a fare le bolle di sapone è un rischio per la salute pubblica ignorando completamente i rischi ed i problemi che può dare la quarantena su di un bambino? Oppure potremmo anche parlare dell’imponente caccia all’uomo che si è messa in piedi per inseguire i pericolosissimi runner? O la famiglia multata per aver accompagnato la figlia leucemica a fare esami?
Insomma tutto pur di non parlare della volontà di de-responsabilizzazione dei politici.

Se l’articolo ti è piaciuto puoi continuare a seguirci un po’ ovunque 💕


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