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Essere tracciati da Google è un problema?

Si parla molto del fatto che siamo seguiti sempre da aziende private. Ma essere tracciati da Google è un problema? E potrebbe diventarlo?

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Una domanda alla quale pensiamo sia difficile rispondere in maniera totalmente esaustiva: essere tracciati da Google è un problema? La risposta più comune che riceveremmo durante una conversazione sarebbe: “no, tanto io non ho nulla da nascondere“. Vogliamo parlare proprio di questo e per farlo prendiamo come spunto un articolo uscito sul blog di Tutanota intitolato: “L’uso del rilevamento della posizione di Google può mettere in galera innocenti“.

Un titolo indubbiamente molto forte, non potrebbe essere altrimenti visto che Tutanota offre dei servizi privati molto validi ed è una concorrente diretta di Google per quel che riguarda le email (ed il calendario). Il titolo però non è del tutto un clickbait.

Essere tracciati da Google è un problema?

Partiamo come spesso facciamo dalle basi: Google grazie ad Android e a tutte le sue applicazioni che abbiamo installato tiene traccia di qualunque nostro spostamento. Con Google Maps ad esempio tiene traccia di qualsiasi nostro viaggio. All’interno di una (inquietante?) timeline ci fa sapere anche se in quel momento stavamo camminando, andando in bicicletta o se stavamo guidando una macchina.

Abbiamo impiegato molto tempo a scrivere questo articolo per riuscire a trovare le parole giuste per parlarne. Questo perché non è nostra intenzione fare terrorismo psicologico e non vogliamo nemmeno spaventare inutilmente nessuno. Per questo anticipiamo dicendo che parleremo di eventi realmente accaduti ma solo negli Stati Uniti. È li infatti che sembra inizi ad esserci un grosso problema con le richieste di geofence a Google da parte di Polizia ed FBI. Cosa sono le richieste di geofence? Ora lo scopriamo insieme.

Il problema più grande, che è anche quello che cerchiamo di far capire il più possibile, non è tanto la situazione attuale quanto il fatto che la storia cambia ed i Governi cambiano. E quello che per molti oggi è una “cosa divertente ed utile”, come la cronologia delle posizioni, per qualcun altro è già diventata un incubo.

Negli Stati Uniti sta avvenendo sempre più spesso (Google ha osservato un aumento di queste richieste del 1500% dal 2018 rispetto al 2017 e del 500% dal 2018 al 2019) che le forze dell’ordine obblighino Google a fornire loro le informazioni che posseggono riguardo chi era in una zona in una determinata ora. Google inizialmente fornisce dei dati pseudoanonimi. Nel momento in cui viene identificato un probabile sospetto, le forze dell’ordine possono obbligare Google a fornire dati più precisi. Oltre a questo, sempre negli U.S.A. sembra stia andando di moda utilizzare le app di contact tracing per tracciare gli spostamenti dei manifestanti. Vi segnaliamo un’ottima guida di EFF per le manifestazioni.

Due storie da incubo

L’articolo sul blog di Tutanota riprende la storia di Zachary McCoy, un ragazzo che è stato il principale sospettato di furto con scasso a causa di un suo giro in bicicletta. La Polizia, non sapendo che pesci pigliare, ha fatto una richiesta di geofence a Google. Ha cioè chiesto a Google di avere i dati delle connessioni GPS, Bluetooth, Wi-Fi e cellulari degli utenti in una certa area per un determinato periodo di tempo.

Quei dati dimostravano che Zachary aveva girato intorno a quella casa in sella alla sua bicicletta più volte. Alla fine lui è risultato innocente, ma ha dovuto mettere in mezzo un avvocato dopo che Google gli ha mandato una mail dicendogli che la Polizia aveva richiesto i suoi dati. Una brutta storia fortunatamente finita bene, anche se non riusciamo nemmeno ad immaginare gli incubi che può aver passato quel ragazzo.

Essere tracciati da Google è un problema? Negli Stati Uniti lo sta diventando

Negli Stati Uniti stanno emergendo diverse storie di questo tipo. Ad esempio ad Avondale, in Arizona, un ragazzo ha passato sei giorni in carcere per un motivo simile. E via così con tante altre notizie.

Come abbiamo anticipato non vogliamo terrorizzare nessuno, attualmente in Europa questa procedura non sembra in qualche modo autorizzata. Non per quel che riguarda i piccoli crimini quantomeno. Queste notizie riguardano solo gli Stati Uniti dove la Polizia e l’FBI sta utilizzando sempre più spesso questo strumento.

L’unica cosa che ci preme dire è solo di fare attenzione a non sottovalutare i dati che regaliamo alle aziende private. C’è sempre qualcuno disposto ad utilizzare qualche scusa (ieri il terrorismo, oggi il coronavirus, domani?) per dirci che se vogliamo che la nostra privacy sia rispettata allora siamo solo degli incoscienti (o dei fissati).

Come essere meno tracciati da Google

Ricordiamoci sempre che, al di là di eventuali backdoor o di tracciamenti in qualche modo segreti (date un occhio a questo video: Google ci traccia anche nella modalità aeroplano?), siamo noi ad accettare attivamente il controllo della nostra vita da parte di Google. Ad esempio possiamo iniziare a disabilitare la cronologia delle posizioni. Inoltre per essere meno tracciati è possibile entrare nella gestione attività e disabilitare tutte le meravigliose “esperienze personalizzate” di Google.
È anche questo che intendiamo quando parliamo di riprendere possesso dei nostri dati. Se è vero che la cosa migliore è di certo scegliere un’alternativa, all’inizio del nostro cambiamento può essere utile partire con la disabilitazione di tutte le personalizzazioni. Giusto per capire che si vive benissimo anche senza.

Se poi decidete di fare finalmente il grande passo ed abbandonare Google ricordatevi che è sempre possibile portarsi via tutti i file grazie al loro servizio Google Takeout!

I riferimenti di questo articolo si possono trovare qui: Blog di Tutanota, Phoenis New Times, NBC e molti altri.


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