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Le buone notizie di giugno

Abbiamo deciso di raccogliere le buone notizie di giugno in un unico articolo. Piccoli tasselli di ottimismo per migliorare un po’ la giornata

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Abbiamo provato a riassumere un po’ di buone notizie nell’ambito della privacy. Le buone notizie di giugno non è altro che un articolo che vuole mettere insieme un po’ di ottimismo e lasciare indietro i soliti “tanto non cambia nulla” o i brutti clickbait.

Nessuna di queste notizie è così eclatante da meritarne probabilmente un articolo ad hoc, per questo motivo abbiamo deciso di metterle insieme perché ognuna di queste è un piccolo, ma importante, tassello verso una società in qualche modo più attenta alla privacy.

Le buone notizie di giugno, partiamo da Facebook

Iniziamo con il caro e vecchio Facebook, ormai una vecchia conoscenza. Sono tante le aziende (ed i privati) che stanno boicottando Facebook per diversi motivi. Sia perché sta permettendo a Trump di dire qualsiasi cosa senza intervenire in alcun modo (a differenza di Twitter) sia perché in nessun modo sta tentando di contrastare il razzismo all’interno del suo social network. Molte le aziende che hanno deciso di boicottarlo, dicevamo. Da Verizon e Unilever alla Coca Cola che non farà più pubblicità (per un mese) su Facebook. Anche le società Patagonia e North Face hanno deciso di partecipare al boicottaggio evitando di pubblicizzare i propri prodotti “fino a quando Facebook non si attiverà contro il razzismo“. Per ultima si è aggiunta anche Starbucks. Qui trovate una lista esaustiva di tutte le aziende.

Oltre a questo recentemente il Parlamento Europeo ha approvato una mozione non vincolante (non è una legge, quindi) sul blocco della pubblicità personalizzata di Google e Facebook. Il rischio che sia solo uno specchietto per le allodole è alto, ma la direzione ci sembra corretta.

Ultima notizia su Facebook: l’antitrust tedesca vince in appello contro Facebook. Ha dichiarato infatti che è illegale raccogliere e fondere dati personali seguendo gli utenti anche su Instagram, Whatsapp ed in giro per la rete. Un duro colpo per la società di Zuckerberg che fa della raccolta dei metadati una ragione di vita.

Come dicevamo ad inizio articolo: piccoli tasselli, piccole cose che ci danno un po’ di speranza per il futuro.

Soro ed il cloud italiano

Cambiamo argomento e citiamo il Garante per la Privacy Antonello Soro che auspica un cloud nazionale. Basta appoggiarsi a server americani per i dati della pubblica amministrazione italiana, dunque. Difficile non essere d’accordo e speriamo anche noi si possa ottenere qualcosa di realmente competitivo. Nella speranza non finisca, come troppo spesso accade, a tarallucci e vino (a mazzette e ad amici di amici).

Boston contro il riconoscimento facciale

Boston ha deciso di bandire l’utilizzo della sorveglianza con riconoscimento facciale. Diventa dunque la decima città degli Stati Uniti a vietare l’uso da parte del Governo della tecnologia di riconoscimento facciale. Mentre qui da noi alcune città, ad esempio Como, stanno andando nella direzione opposta. Speriamo siano solo esperimenti destinati a fallire (anche per motivi come questo).

Le buone notizie di giugno: gli italiani e la privacy

L’ultima semi-buona notizia: sembra che gli italiani, almeno a parole, stiano alzando la testa per quel che riguarda la privacy. Nei sondaggi infatti si dicono preoccupati per la privacy, ma molti di loro decidono di non rinunciare ai social. È davvero difficile che ci sia su questo un’inversione di marcia da parte della gente comune. Alle persone i social piacciono e bisogna farsene un po’ una ragione senza generalizzare e senza colpevolizzare nessuno. È sbagliato invece che i social raccolgano dati più o meno legalmente.
Ci sarà un motivo se Zuckerberg è miliardario mentre Facebook è gratuito, no?

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