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Non possediamo più quello che acquistiamo

È inutile girarci intorno: non possediamo più quello che acquistiamo. Una riflessione sulle piattaforme che usano la parola “acquista”.


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Prima di iniziare l’articolo vogliamo che sia chiara una cosa: non è assolutamente un articolo per incentivare la pirateria. Non vogliamo invogliare nessuno a piratare nulla e pensiamo che, salvo rari casi, la pirateria non sia la soluzione anche se ultimamente sembra essere tornata di moda 1, forse anche per cose come questa.
Questo vuole essere invece un articolo per meditare su quello che sta accadendo alla società e agli oggetti che compriamo perché ormai sembra che non possediamo più quello che acquistiamo ed è una cosa su cui vale la pena riflettere.

Cosa significa? La proprietà dei media fisici è drasticamente diminuita nel corso degli ultimi anni. Prima è stato il turno dei CD, poi dei DVD e ultimamente ha colpito anche i videogiochi (a proposito, interessante questo scontro tra lo sviluppatore di Terraria e Google Stadia). Il problema è che burocrazia, regole, geolocalizzazioni e DRM (diritti d’autore digitale) rendono il tutto meno piacevole di quello che dovrebbe essere portando alcune persone a preferire la pirateria nonostante abbiano pagato per un servizio. 2

A questo proposito vi consigliamo la visione di questo breve ma efficace video su PeerTube: I pericoli dei DRM.

Non possediamo più quello che acquistiamo

Fino a qualche anno fa se si acquistava un film si poteva poi farne quello che si voleva, nei limiti della legge. Era tuo, lo avevi lì fisicamente e nessuno poteva portartelo via: d’altronde lo avevi pagato e ne eri il proprietario. Oggi invece non possediamo più quello che paghiamo. No, mettete via i vostri “ok, boomer” perché questo non è un problema di nostalgia, è un problema vero contro il quale prima o poi si andrà a sbattere.

Parliamo ad esempio di Amanda Caudel che fa causa ad Amazon perché utilizza impropriamente la parola “acquisto” nel suo Amazon Prime Video 3.
Perché impropriamente? Perché Amazon si riserva il diritto di farlo sparire dalla libreria ogni volta che vuole (sì, tutti quei “Accetto i termini e le condizioni” vogliono dire anche questo). È già successo, ad esempio, con il Kindle e con 1984 di George Orwell 4.
Interessanti al riguardo anche questo articolo del 2012 della NBC News: “You don’t own your Kindle books, Amazon reminds customer” e questo più recente dell’Hollywood Reporter: “Amazon Argues Users Don’t Actually Own Purchased Prime Video Content“.

Che acquisto è se poi me lo possono levare quando vogliono? Provate a trasportare il tutto nella vita reale: comprate in un negozio il DVD di un film, il negoziante però vi dice che in alcuni casi potrebbe venire a casa vostra e voi sareste costretti a ridarglielo: ¯\_(ツ)_/¯
È lo stesso discorso che avevamo fatto sui cookie. Online vengono inspiegabilmente accettate cose che nella vita reale non accetteremmo mai.

L’acquisto non è un vero acquisto. Allora perché chiamarlo acquisto?

La parola “acquista” infatti è nella maggior parte dei casi utilizzata impropriamente. Quasi sempre non si sta realmente acquistando qualcosa bensì la società sta concedendo in licenza a voi il diritto di visualizzarne il contenuto.
Cosa c’è di diverso da Spotify e da Netflix? Perché in quel caso non state acquistando un singolo album o film bensì pagate un affitto mensile per poter ascoltare o vedere tutto quello che trovate sulle loro piattaforme.

Quando si parla invece di Amazon Prime Video, Steam, Origin o anche Epic Games Store, compare il tastino ‘acquista’ che può trarre in inganno. Non è detto che questa pratica sia illegale (saranno eventuali tribunali a dirlo), ma è sicuramente immorale in quanto ingannevole. Infatti non li state realmente acquistando.

Il contratto di sottoscrizione a Steam ad esempio recita: I Contenuti e Servizi vengono concessi in licenza, non venduti 5.
Lo stesso ripete Epic Games: Il Software ti verrà concesso in licenza, non in vendita, in forza della Licenza. La Licenza non ti garantisce il diritto di proprietà del Software 6.
Amazon Prime Video ci tiene a farci sapere che: (…) i Contenuti Digitali Acquistati continueranno ad essere a tua disposizione per il download o per lo streaming attraverso il Servizio (…) ma potrebbero cessare di essere disponibili a causa di possibili limitazioni relative alla licenza del fornitore di contenuti o per altri motivi (…). 7

Non possediamo più quello che acquistiamo, cosa fare?

Non sappiamo quale può essere una soluzione a tutto questo, intanto è molto importante prenderne atto e farne una riflessione. Su questo tema c’è anche una petizione per una legge di iniziativa popolare che legalizzi il file sharing per uso personale, se ne siete interessati potete leggerla ed eventualmente firmarla qui: Freedom to Share (grazie a Informa Pirata per la segnalazione).

Inoltre questi store potrebbero eliminare la parola ‘acquista’ e trovarne una più consona e meno ingannevole.

Questo è uno dei motivi per cui apprezziamo come alternativa a Steam lo store online di GOG. I giochi acquistati su GOG.com infatti sono DRM-free ed una volta scaricati sono vostri per davvero.

Se volete approfondire potete leggere l’articolo di Suzana Dalul su Android Authority da cui abbiamo preso qualche spunto per questo aritcolo.

  1. Perché i pirati sono tornati sul web[]
  2. This is why I Pirate even I pay for the stuff’s.[]
  3. Amazon Sued For Saying You’ve ‘Bought’ Movies That It Can Take Away From You[]
  4. Amazon Secretly Removes “1984” From the Kindle[]
  5. Contratto di sottoscrizione a Steam®- Punto 2.A[]
  6. Contratto di licenza d’uso di Epic Games – Punto 1[]
  7. Condizioni d’Uso di Amazon Prime Video – Punto 3.i []

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Di skariko

Autore ed amministratore del progetto web LeAlternative