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Alternative a Substack

Siamo andati alla ricerca di alternative a Substack, il popolare servizio di newsletter. In questo articolo vediamo cosa abbiamo trovato.

Ultimo aggiornamento articolo: 8 Luglio, 2021

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Con questo articolo vogliamo parlare un po’ di newsletter. Ultimamente come molti di voi sanno, vanno molto di moda e c’è molto fermento in quest’ambito 1. Ad esempio è notizia recente l’acquisizione di Revue da parte di Twitter 2. La più famosa di tutte è quasi sicuramente Substack, motivo per cui questo articolo si chiama proprio Alternative a Substack.

Il concetto della moderna newsletter è interessante: alcuni giornalisti (e anche alcuni giornali come Domani) infatti hanno deciso di aprire una propria newsletter per avere un rapporto più personale con i propri seguaci. Alcuni strumenti di newsletter, come per l’appunto Substack, offrono anche la possibilità di creare delle newsletter a pagamento con contenuti esclusivi per chi si iscrive.

Alcune newsletter su Substack

Il giornalista Pietro Minto, ad esempio, ha iniziato una newsletter gratuita chiamata Link molto belli per poi creare anche una newsletter esclusiva dedicata solo a chi invece ha un abbonamento a pagamento.

Una delle newsletter che più vi consigliamo di seguire è quella di Carola Frediani chiamata Guerre di Rete. Anche questa è su Substack ma è, ad oggi, gratuita per tutti e senza contenuti esclusivi.

Guerre di Rete infatti ha infatti preferito aprire una campagna donazioni che è andata ben oltre le aspettative: chiedevano 5mila euro e a un mese dalla fine della campagna ne avevano già ottenuti oltre 12mila 3.

Detto questo, ci sarebbe piaciuto anche a noi aprire prima o poi una newsletter (abbiamo intanto aperto un canale Telegram nuovo chiamato Le Alternative | Fresh) e dobbiamo ammettere che scegliere il servizio più adatto non sarebbe per nulla facile. Se riuscissimo a trovare il tempo per farne una decente, la nostra prima scelta sarebbe quasi senz’altro Buttondown.email, proprio come ha fatto anche il collettivo Devol.

Sotto i 1000 iscritti è infatti gratuita. Buttondown chiede poi 5$ al mese per ogni 1000 iscritti.

Il pixel di tracciamento

Substack infatti non è necessariamente un male anche se ultimamente inizia ad avere qualche problema su come (non) gestisce le newsletter razziste e omofobe 4 e la sua privacy policy è abbastanza pessima. È gratuita e offre moltissimi servizi. Il suo business model (fino ad ora) è un’alta percentuale sulle newsletter a pagamento.

Quale è quindi il problema? Il problema principale è che non è possibile eliminare il famoso pixel di tracciamento. Il pixel di tracciamento è un tracciante che dirà a Substack se avete aperto o meno la newsletter, cosa avete cliccato, quanto tempo ci siete rimasti sopra etc.

Ecco, secondo noi questo andrebbe evitato quando possibile, non ci sembra del tutto corretto. Per questo siamo andati alla ricerca di alternative.

Alternative a Substack: vediamo insieme cosa abbiamo trovato.

Un riassunto, per chi va di fretta:

  • Substack, sempre gratis ma prende il 10% delle newsletter a pagamento. Non si può eliminare il pixel tracciamento.
  • Buttondown, gratis fino a 1000 utenti. Dopo costa 5$ ogni 1000 utenti. Si può però disabilitare sempre il tracciamento e non prende percentuali per le newsletter a pagamento.
  • Revue, acquisita di recente da Twitter. Gratis e prende il 5% delle newsletter a pagamento. Nemmeno qui si può eliminare il tracciamento.
  • Tinyletter, gratuita fino a un massimo di 5000 iscritti. Molto limitata, non si può programmare né fare molto altro.

Abbiamo valutato soprattutto newsletter moderne, come è appunto quella di Substack. Che permettono quindi di essere rilette online e che permettono di essere utilizzate un po’ come blog/raccolta e non solo come una semplice newsletter.

In alternativa infatti ci sono molti altri strumenti, più adatti alle aziende per marketing, che sono: Aweber, Constant Contact, ConvertKit, GetResponse, Madmimi, Mailchimp, Sendinblue, SendGrid, Mustache, Infomaniak, EmailOctopus e davvero tantissime altri.

Le alternative a Substack

Buttondown

È probabilmente la migliore alternativa a Substack. È molto interessante perché nella versione gratuita permette l’invio di newsletter fino a 1000 persone. Inoltre permette, sempre gratuitamente, di disabilitare il pixel di tracciamento all’interno della newsletter. Si possono offrire anche newsletter a pagamento e non verrà presa nessuna percentuale sugli iscritti. È possibile iscriversi tramite RSS e anche nella versione gratuita si possono schedulare le email e molto altro.

🇺🇸 server in USA
✔️ nessun pixel di tracciamento obbligatorio

Screenshot di Buttondown

Revue

Un’altra alternativa a Substack molto interessante. È stata acquisita da poco da Twitter 5, dunque tutti i dati degli utenti saranno condivisi con il social network 6. È gratuita indipendentemente dal numero di iscritti, vi prenderà però il 5% sulle newsletter a pagamento.

🇺🇸 server in USA
🕵️ pixel di tracciamento obbligatorio

Screenshot di Revue

TinyLetter

TinyLetter fa parte di un gigante del web, è infatti di proprietà di Mailchimp. È completamente gratuita fino ad un massimo di 5000 iscritti. Dopo questa cifra consigliano di passare, ovviamente, a Mailchimp. È infatti una sorta di “Mailchimp light“: non si possono nemmeno schedulare le email. Nei nostri test, inoltre, mandava sempre le email direttamente in spam su qualunque indirizzo. La risposta della loro assistenza è stata, più o meno, “eh sì capita, se usaste Mailchimp non capiterebbe” ¯\_(ツ)_/¯.

🇺🇸 server in USA
🕵️ pixel di tracciamento obbligatorio

Screenshot di TinyLetter

Write.as Letters

Abbiamo già conosciuto Write.as parlando delle alternative a Blogger. È un servizio open source e interessante e da qualche tempo offre anche newsletter. È ottima come alternativa privacy-friendly, è però molto costosa e decisamente fuori mercato: 6$ al mese per un massimo di 500 iscritti.

🇺🇸 server in USA
🔓 open source
✔️ nessun pixel di tracciamento

Screenshot di Write.as Letters

Substack

Per mettere bene le cose in prospettiva inseriamo anche Substack. Come abbiamo detto nell’articolo il suo guadagno, per ora, è solo attraverso le newsletter a pagamento: si prendono infatti il 10% di commissione. Offrono però tantissimi servizi gratuiti, tra cui la schedulazione dei post e l’archivio gratuito. Tuttavia non è possibile eliminare il pixel di tracciamento.

🇺🇸 server in USA
🕵️ pixel di tracciamento obbligatorio

Screenshot di Substack
  1. Il successo di Substack[]
  2. Twitter acquires newsletter platform Revue[]
  3. Carola Frediani su Twitter[]
  4. The Future of This Newsletter on Substack[]
  5. Making Twitter a better home for writers[]
  6. Privacy Policy Revue[]

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Di skariko

Autore ed amministratore del progetto web LeAlternative