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Cassandra e Star Wars

Aggiornato il: 26 Gennaio, 2022

Gli articoli di Cassandra Crossing sono sotto licenza CC BY-SA 4.0 | Cassandra Crossing è una rubrica creata da Marco Calamari col “nom de plume” di Cassandra, nata nel 2005.

Dopo l’articolo di Cassandra sulla disintossicazione dallo streaming, abbiamo deciso di fare un’antologia sull’argomento Star Wars recuperando alcune sue vecchie profezie sull’argomento. Sono cinque in tutto: Star Wa(r)s, Star Wars: Stagione I Episodio 1, Grand Moff Tarkin, torna tra noi!, Stragi Stellari e Episodio IX: hacker di droidi.

Buona lettura!

Questo articolo è stato scritto il 04 dicembre 2015 da Cassandra

Cassandra Crossing/ Star Wa(r)s

Nel 1977 Guerre Stellari era Una Nuova Speranza. A quasi 40 anni di distanza, Cassandra immagina Il Risveglio della Forza.

Tra i fatterelli che Cassandra rispolvera volentieri, magari per far sfoggio di vera cultura in alcuni campi limitati, c’è la proiezione di Star Wars IV “A new hope”, il film che nel lontano 1977 ha materializzato i sogni di ogni appassionato di fantascienza “letteraria”, dove per la qualità della realizzazione la fantascienza diventava “realtà” e l’immediata conseguente sospensione dell’incredulità consentiva un incredibile godimento della storia.

Cassandra, con le stelle ancora negli occhi, guardò fino all’ultimo anche i titoli di coda, poi quando si accesero le luci, senza nemmeno pensarci se ne restò seduta e si godette per la seconda volta di fila lo spettacolo.

Ora non è questo il posto per rispolverare i mille aneddoti legati alla saga di Star Wars, all’”Universo Esteso”, ai gadget, alle spade laser ed altro. Cassandra di mestiere fa profezie e, dopo aver prenotato un posto centrale alle 16:30 del 16 dicembre per la “prima” di Episodio VII, si sbilancerà oggi in una vera profezia, qualcosa cioè di non ancora accaduto, ma che sarà ben verificabile tra pochi giorni da tutti, proprio come accadde ai Troiani.Alcune premesse (anzi molte) sono come al solito necessarie, e serviranno anche a spiegare il titolo di questa paginetta, traducibile con “Star Wars come era”.

Parliamo quindi un attimo dell’Episodio IV. Non sto a imbonirvi sulla peculiarità della numerazione, un minimo di cultura sulla matematica degli episodi va data per scontata, ma se foste davvero messi male, se vi mancassero i “fondamentali”, fermatevi e leggete qui prima di proseguire.
La produzione di Episodio IV è stata una saga in sé, guidata tra mille problemi con mano magistrale da un regista/autore/sceneggiatore/produttore illuminato, che aveva messo insieme anche una truppa di esordienti, sottopagati ma per la maggior parte entusiasti. Lucas si arricchì di colpo poiché, quando offrì il film ai dirigenti della 20th Century Fox, questi, evidentemente poco entusiasti, si offrirono di finanziare solo il 50 per cento della produzione. Fatta di necessità virtù, Lucas si ipotecò la casa e cominciò ad usare trucchi per ridurre il budget. Forse uno dei meno noti è il cachet di Alec Guinness. Lucas, che aveva bisogno di un ottimo e possibilmente famosissimo attore per la parte più importante del film, contattò tra gli altri Alec Guinness. Il rapporto di amore ed odio di Sir Alec con Lucas e col personaggio di Obi-Wan Kenobi è ancor oggi oggetto di discussioni, mentre il suo senso degli affari certamente no. Sir Alec negoziò infatti un cachet di soli mille dollari, a cui però aggiungere il due per cento degli incassi lordi del film. Lucas, in maniera costosa ma lungimirante, accettò, e Sir Alec con pochi minuti di pur ottima recitazione divisi in 3 film, si portò a casa in una botta sola molto più dei guadagni della sua intera carriera: si dice 95 milioni di dollari.
Anche Lucas si arricchì, con molto più lavoro, certo, ma anche molto di più (il 48 per cento degli incassi lordi più gli altri film, più il merchandising…) ed anche lui in un colpo solo, per essere stato trascurato dalle major, divenne egli stesso una major. E forse questo spiega l’inizio di una lenta decadenza…La sceneggiatura originale di Lucas prevedeva un unico film, ma fu immediatamente chiaro che il materiale era troppo, e quindi egli la spezzò prima in tre episodi, poi in tre trilogie. Ebbe un altro colpo di genio nell’incominciare dal mezzo, affascinando lo spettatore con una storia piena di riferimenti a fatti e cose ignote e per questo ancora più affascinanti: cosa è la “Guerra dei Cloni”? E questo “Lato Oscuro”?

Episodio V fu ahimè affidato ad un altro regista da Lucas, che si relegò al ruolo di produttore e deus ex-machina: bello, ma un film necessariamente senza capo né coda.

Episodio VI è probabilmente il più affascinante tra i seguiti, con un principio, una fine e la mano di Lucas più poggiata sul timone.

Per nostra fortuna poi un pigro Lucas, dissanguato dal costosissimo divorzio dalla moglie, abbandonò l’insana idea di non dar seguito alla saga, ma invece di sviluppare cronologicamente la terza trilogia optò saggiamente per un salto nel passato passando alla prima, che gli avrebbe permesso alla fine la bella ricongiunzione dell’Episodio III.Episodio I è ahimè il più brutto della serie, con Jar Jar Binks che la fa da padrone ed annoia tutti a morte solo per fare vedere quanto sono bravi alla Industrial Light and Magic. La corsa degli sguisci e la onnipresenza assolutamente inutile di Jar Jar Binks che, malgrado sia il primo attore sintetico realistico in un film, fa ridere quanto La Corazzata Potëmkin ed è espressivo quanto un mucchio di sassi, rendono Episodio I un film adatto a bambini un po’ tonti, proprio come nel caso di “Indiana Jones ed il Tempio Maledetto”. Vogliamo poi tacere della Forza ridotta, con la sciagurata invenzione dei midi-chlorian, da entità misteriosa a semplice analisi del sangue? Sipario.

Episodio II è complesso, finalmente i pezzi rimasti appesi nei precedenti quattro film cominciano ad andare a posto: lo spettatore si sente a casa, e forse la storia è addirittura troppo densa. Buono.

Episodio III: tutto si ricongiunge, e questo vincola molto la storia ed impedisce qualsiasi sorpresa. Poteva essere un grande film, ma Lucas, ormai forse troppo pieno di sé e probabilmente circondato da stuoli di yesman, taglia alcune scene fondamentali (le trovate nei contenuti extra dell’edizione su DVD), puntando tutto sugli effetti speciali. Così la storia diventa quasi incomprensibile nella sua parte “politica”, ed il lunghissimo duello finale tra Anakin e Obi-Wan porta via tempo prezioso e diventa addirittura noioso. Buono, malgrado questi errori marchiani di sceneggiatura.

Nessuno di questi film riesce avere la magia e l’efficacia di Episodio IV: “infatti è impossibile — dirà qualche impreparato tra i 24 lettori — i seguiti sono sempre meno belli del primo episodio”. Non è necessariamente vero: prendete ad esempio il primo ed il secondo episodio della saga di “Alien”.Ma cosa è successo recentemente? Beh, per vari motivi, non ultimo il fatto che sono passati quasi 40 anni, Lucas ha venduto alla Disney, nota multinazionale piena di soldi, ma in passato quasi affossata dalla gestione “familiare” del nipote di Walt, Roy Disney, malgrado i guadagni di Topolino e Disneyland. Messo da parte Roy e muovendosi come una multinazionale commerciale, passando per la creazione della Touchstone Pictures e l’acquisto della Pixar (comprata insieme al genio sempre “dietro le quinte” di John Lasseter ed Ed Catmull) nel 2012 la Disney Pictures si è “comprata” Star Wars (o meglio la LucasFilm), rimpinguando il conto in banca di Lucas di 4 miliardi (si, miliardi) di dollari, ma relegandolo al ruolo di “direttore creativo”.Come era prevedibile, nei tre anni trascorsi da allora Lucas, che forse si illudeva di poter guidare in qualche modo la storia dei nuovi episodi, è stato completamente ignorato, ed addirittura la Disney ha chiaramente e pubblicamente annunciato che il “nuovo corso” di Star Wars avrà storie, personaggi e sceneggiature completamente “originali”, cioè senza nessun contributo del pur invecchiato ed imbolsito ma unico autore della “magia”.Come i 24 intuitivi lettori avranno già capito, siamo arrivati alla profezia, anzi alle profezie, ovviamente di sventura.

La naturale discontinuità della saga, in cui dall’episodio VI al VII la maggioranza dei personaggi è morta, la maggioranza degli attori è inaccettabilmente invecchiata, sfregiata o ritirata e gli autori (pur bravissimi) non sono più gli stessi e soprattutto non hanno la stessa autonomia, insieme al fatto che la guida vera sia dettata da un consiglio di amministrazione, trasformeranno Star Wars in qualcosa di simile alle serie televisive che ormai stanno sostituendo i film come fonte di reddito per le case di produzione.Una Babylon V di nobili origini, ma sempre più noiosa.Le storie verranno annacquate, i personaggi saranno costruiti sui sondaggi, sui gusti del pubblico, quello che ha funzionato non si cambierà mai e l’innovazione creativa sarà bandita per legge. Magari introdurranno linee temporali parallele, come in “Lost” o “Fringe”, ottimo ed usatissimo trucco narrativo per allungare il brodo.Quindi l’Episodio VII sarà probabilmente un film “guardabile” (come l’Episodio V) ma poi inizierà una lenta decadenza al ritmo di un episodio l’anno fino a quando, come Aladino, tutti si saranno scocciati dei personaggi.L’unica speranza di riscatto sarebbe paradossalmente quella di un flop clamoroso dell’Episodio VII, seguito dalla decisione di dare carta bianca ad un’unica persona di genio per qualsiasi decisione sull’Episodio VIII e seguenti. Cassandra proporrebbe John Lasseter.Ma ahimè, l’Episodio VIII è già in fase di realizzazione “parallela” all’Episodio VII, come gli episodi II e III di “Ritorno al futuro”, ed i risultati saranno probabilmente altrettanto scadenti.

Cassandra, poveretta, può fare solo profezie di sventura, mentre l’anima dello studente universitario che nel lontano ’77 guardò per due volte di fila Episodio IV spera tanto che almeno stavolta Cassandra si sbagli.

Questo articolo è stato scritto il 17 dicembre 2015 da Cassandra

Star Wars: Stagione I Episodio 1

Cassandra ha assistito alla prima di Star Wars: The Force Awakens. La profezia si è avverata: Lucas non c’è più, la Forza è sopita.

E fu così che Cassandra, alle 16:00 in punto, si trovò al cinema alla prima di Episodio VII, munito della spada laser di Yoda nascosta nella manica del giaccone (ci stava precisa) ed accompagnato dal suo fido padawan.

Perché di Yoda e nascosta nella manica? Beh, un po’ di preoccupazione per possibili controlli antiterrorismo (davvero!) e cose così.Invece nessuno ci fa caso: già un centinaio di persone si aggirano per l’enorme multisala semideserto. Noto con piacere una coppia giovane in costume (ma al tempo di Episodio IV erano nati?) e mi rassereno vedendo altre spade laser (solo tre). Nessuno del personale se le fila, per fortuna.Tralasciamo rispettosi snudamenti di spada, giochi, giochetti e battute, pochi ma piacevoli, e veniamo al dunque.

Come i 24 intelligenti lettori hanno già subodorato dal titolo, non si tratta del primo film della terza trilogia, ma della prima puntata di una serie ispirata a Star Wars, tecnicamente ben fatta, con noti attori ultrasessantenni.

E’ banale, dopo aver visto il film, compiere una operazione di spezzettamento, levando tutte le scene che sono versioni ad alta risoluzione di scene identiche della II trilogia (IV, V e VI) per vedere cosa rimane. Tolti i pezzi già visti cosa rimane? Non rimane niente.Sono tutti pezzi collaudati estratti qua e là dai 3 film e rimessi insieme con cura. Nessuna storia.

Dozzine di battute ripetute letteralmente, una buona ricucitura delle scene, grande riutilizzo di ambientazioni.Jakku è identico a Tatooine, il nuovo imperatore sembra il fratello scemo di Voldemort e la scena dell’osteria non fa sorridere nemmeno un po’. Una sola battuta decente: “Ora si scappa, gli abbracci dopo”. Una davvero terrificante: “R2D2 si è messo in modalità risparmio energia, e da allora non si è più mosso”.Se avete due ore per sorridere e ci andate senza aspettative, il film è visibile ma Lucas, davvero, non c’è più. Persino Episodio I era più convincente.Successo di botteghino ci sarà, ovviamente.Rispetto ad altri film di supereroi che hanno sbancato non c’è paragone: non è un gran merito.

Ma la magia è finita. Per Cassandra è stata una facile profezia.

Questo articolo è stato scritto il 16 dicembre 2016 da Cassandra

Grand Moff Tarkin, torna tra noi!

Rogue One richiedeva le presenza di uno degli indomiti cattivi della Saga. Peter Cushing rivive in CGI per Guerre Stellari, e dà i brividi.

Il titolo di oggi potrebbe lasciar pensare che Cassandra, magari senza spada laser ed un po’ di soppiatto, non abbia saputo resistere alle sue stesse profezie, e sia andata a vedere il primo spin-off di un’immortale (anche se defunta) saga. I 24 indipendenti lettori saranno perfettamente in grado di farsi la loro idea personale a riguardo.

Ma supponiamo per un attimo che sia vero: allora chi è Tarkin e perché parlare proprio di lui?

Il Grand Moff Tarkin, per gli amici “Wilhuff” è il personaggio di Guerre Stellari che in Episodio IV comanda la Morte Nera.

E’ un tipo davvero tosto, visto che oltre l’Imperatore, è l’unico essere nell’universo che abbia mai dato ordini a Darth Vader e sia stato obbedito. In confronto, l’hobby di far saltare in aria pianeti è una giacchettata.

Nel film avrebbe dovuto essere interpretato dal grande Christopher Lee, il più geniale ed inflazionato vampiro della storia del cinema.

Ma per qualche motivo, quando un allora umile Lucas, a caccia di celebrità per fare dei cameo nel suo filmetto, gli propose il ruolo, Lee declinò ma suggerì invece il collega ed amico Peter Cushing.

Il GRANDE Peter Cushing, che qualunque appassionato di teratologia filmica conosce intimamente, e che ha interpretato tutte le parti più inquietanti che il cinema fantastico del dopoguerra abbia offerto. Tanto Lee poi si è rifatto in Episodio III prestando il volto al Conte Dooku.

Ebbene, non si poteva omettere la presenza del Grand Moff Tarkin nel suddetto spin-off. “Che c’è di strano se nel 2016 hanno fatto recitare nel solito ruolo un attore nel frattempo passato a miglior vita? — chiederà qualcuno — Ormai la computer grafica ci ha abituato a qualsiasi cosa…”Beh, beh, beh non è proprio la stessa cosa”.

Intanto a palmi Cassandra non ha visto (oops… si è tradita) un grande progresso per gli attori artificiali.

Il progresso visto da “Polar Express” a “Beowulf” era notevole, ma da Beowulf a Tarkin non si vede una differenza altrettanto grande, anche se i pori della pelle sono ben fatti (ma forse troppi).Ricordate quando era difficile riprodurre in CG i capelli, e che poi una volta risolto il problema siamo andati avanti per anni con protagonisti sempre a pelo folto? Ora, forse per lo stesso motivo, Tarkin sembra soffrire di acne…

Ma torniamo alle questioni serie. Il problema che il clone di Peter Cushing apre non è banale.Dopo aver saldato il conto agli ottimi tecnici degli effetti speciali, a chi va il cachet dell’attore?

Agli eredi, magari solo quelli testamentari?

A moglie e figli od a tutti i parenti?

Chi può decidere di vendere, o anche regalare, non solo l’immagine di un uomo ma anche il suo essere, il suo “mestiere” di attore.

Certamente in questo particolare caso orde di avvocati avranno già preventivamente risolto anche ogni più piccolo dettaglio legale.

Voi direte che gli attori tutti i giorni si “vendono” da soli anche da vivi, quindi che c’è di strano se qualcun’altro poi li vende anche da morti?

Visto che sia Peter Cushing che Christopher Lee hanno avuto molta pratica di “non morti”, si potrebbero fare tante battute mettendo di mezzo Dracula e l’Uomo Lupo.

Ma invece a Cassandra basta l’idea di un attore “venduto” da morto per dare un piccolo brivido, fosse anche Jerry Lewis.

Ma è solo una delle solite elucubrazioni di Cassandra: non state a fasciarvi la testa più di tanto, e godetevi quello che potete del film.

Questo articolo è stato scritto il 22 dicembre 2017 da Cassandra

Stragi Stellari

Il solito commento eretico all’ultimo episodio del franchising di Guerre Stellari (AVVISO: contiene spoiler grossi come la Morte Nera; navigante avvertito…).

Anche se con poco entusiasmo, poteva Cassandra esimersi dalla visione de “L’ultimo Jedi”? Certamente no. E così, trascurando comunque di recarsi alla “prima”, Cassandra si è recata a versare il suo obolo alla Disney, potendo in cambio assistere ad un film ben fatto. Visibile. A tratti piacevole. Ma niente di più.Anzi, la successiva digestione del film appena visto ha portato a considerazioni piuttosto negative, che qui sopporterete.

Era evidente sin da “Il risveglio della Forza”, cioè da due episodi orsono, che la Disney aveva l’intenzione di trasformare la visionaria saga dei film di Star Wars in un prodotto industriale, nella prima stagione di un serial pseudo-televisivo.

Diritto legittimo, pagato ben 4.3 miliardi di dollari. Ma perché farlo in questo modo, facendo soffrire inutilmente sia i vecchi spettatori che i personaggi stessi?Perché questa strage che va avanti ormai da tre film?

In Episodio VII muore (probabilmente su sua richiesta) Han Solo, l’unico personaggio che non abbia mai mostrato una sola traccia di ruggine.

Sul fronte dei cattivi (ma l’uccisione di Boba Fett non aveva insegnato niente?) in Episodio VII muore il Grand Moff Tarkin, unico personaggio di spessore dopo la scomparsa di Darth Vader e dell’Imperatore.

Sul fronte dei Buoni in Episodio III tutti i Jedi tranne 3 sono già stati sterminati, e l’unico “buono” di spessore, cioè Padmé/Amidala/Natalie Portman li ha seguiti.

In Episodio VII vengono introdotti una buona ed un cattivo decisamente deludenti; il cattivo in particolare non riesco proprio ad accettarlo, con quell’aria da cugino di campagna e le orecchie a sventola.In “Rogue One” la strage é totale; nessun nuovo personaggio sopravvive, ed uscendo mi sono sentito come dopo una delle più sanguinose puntate di “Dexter”.

Ed infine, in Episodio VIII muore, in maniera non necessaria, Luke Skywalker, che sostituisce Anakin nella Forza, quest’ultimo sparito anche da essa.

Viene fatta piazza pulita di tutti i personaggi secondari dell’Alleanza; dall’ammiraglio Akbar fino alla appena introdotta e convincente vice-ammiraglio Holdo/Laura Dern. R2D2 è relegato ad un cameo in favore di droidi più tondi ed agili. I Sith vengono dati per spariti, nominandoli solo una volta. L’unica scomparsa apprezzabile è quella dei famigerati Midichlorian, forse la peggior idea mai venuta a George Lucas nella sua carriera.Alla fine di Episodio VIII la sola superstite della saga è, tragicamente ma anche un po’ ironicamente, Leia/Carrie Fisher, recentemente scomparsa, che pare avesse ceduto anche i diritti postumi sul materiale girato ma non utilizzato, in vista di una possibile apparizione postuma e/o sintetica nei prossimi film.Un recente comunicato della Disney ha provveduto a chiarire che anche quest’ultimo cameo della saga originale non vedrà mai la luce.Game over; non rimane più nessuno.

Ma forse è meglio così, i fantasmi di Yoda e Luke potranno sempre dare un contentino agli affezionati ed ormai attempati fan della prima ora della saga, come la pessimista ma in questo caso facile profeta Cassandra.

Il futuro narrativo del franchise di Star Wars, oltre che all’improbabile duo Rey/Kylo, resta affidato a fanciulli che riescono a spazzare il cortile con l’aiuto della Forza, un po’ come faceva Topolino nell’episodio dell’Apprendista Stregone in “Fantasia”.

Ma era davvero necessaria questa lunga sofferenza di 3 film stragisti per azzerare la saga e ripartire da zero? Non poteva bastare un bel finale in Episodio VII per una simile svolta, più chiara, meno strisciante e forse più adatta ad un (possibile) futuro successo con le nuove generazioni?

Cassandra certamente l’avrebbe preferita.

Questo articolo è stato scritto il 31 dicembre 2019 da Cassandra

Episodio IX: hacker di droidi

Una non-recensione dell’episodio conclusivo della saga, peraltro già abbondantemente distrutta in Episodio VII.

Cassandra stavolta non ce l’ha fatta!

E’ riuscita ad evitare “Solo: a Starwars story”, contribuendo a farne il primo film in perdita del franchise, ma l’imprinting, ricevuto in età adulta dalla doppia visione di Episodio IV 42 anni fa, questa volta non le ha permesso di esimersi.

Così ierisera, in compagnia di altri 3 coetanei, ha versato l’obolo di 10,50 Euro e si è sorbita Episodio IX, atto finale della saga come annunciato nel 1977 da George Lucas, che spiegò di aver suddiviso la sceneggiatura originale, troppo lunga e densa, in 9 episodi, di cui l’immortale “Star Wars: una nuova speranza” era il quarto.

Cosa dire in estrema sintesi di Episodio IX senza fare spoiler?
Mai così in basso; un film senza capo né coda.

Un giovane, nato ai tempi di Episodio VI, mi ha detto che Episodio IX gli era piaciuto abbastanza. Gli ho chiesto se fosse in grado di riassumermi la trama; è diventato pensieroso, e ha desistito.

ATTENZIONE: minispoiler nel seguito.

L’unica cosa da salvare di tutto il film, frutto forse del residuo di coscienza hacker di un sotto-sotto-sceneggiatore, è “Babu Frik: the droidsmith”, l’orsacchiotto hacker di droidi.
Non tanto perché l’episodio sia importante, o perché il personaggio sia fuffoso.

Il motivo è che si tratta, secondo Cassandra ed altri commentatori, di una allegoria delle conseguenze negative dei DRM — Digital Right Management systems, e sui loro effetti nefasti su un’intera società.
Ed anche dell’importanza salvifica degli hacker, in ogni tempo ed in ogni luogo, anche in una galassia lontana, lontana …

L’hacking di droidi non è una novità; ne troviamo un timido esempio già in uno dei videogiochi dell’Universo Esteso, “Jedi: fallen order”.

Ma procediamo con ordine.

Nella nostra realtà i DRM nuocciono gravemente alla cultura ed alla libera circolazione della conoscenza, ed al diritto di proprietà delle cose che compriamo.

In Episodio IX portano addirittura alla distruzione di un pianeta, Kijimi, ed alla morte di tutti i suoi abitanti.

La situazione: è stato ritrovato un pugnale con una iscrizione che rivela un segreto indispensabile per combattere i Sith.
L’iscrizione è però nell’oscura lingua cerimoniale dei Sith, perciò all’androide dorato C3PO, che si vanta continuamente di conoscere 6 milioni di forme di comunicazione, viene chiesto se conosca anche quella.

C3PO risponde di si, ma resta muto di fronte alla richiesta di tradurla.
Conferma di comprendere la scritta, ma che non è in grado di comunicare la traduzione perché il suo software contiene un’istruzione, voluta dal Senato Galattico, che non gli consente di farlo, presumibilmente per impedire ai Sith di usare gli androidi catturati come strumento per comunicare con le altre specie.

Proprio come con un vero DRM; anche utilizzandolo per un motivo corretto, essendo uno strumento errato e diabolico, otteniamo conseguenze impreviste e nefaste.

Per tentare di superare questa situazione C3PO viene portato sul pianeta Kijimi dal fuffoso hacker Babu Frik.
Dopo aver parzialmente aperto e “filato” il povero C3PO, Babu Frik comunica che potrà estrarre le informazioni, ma che l’operazione cancellerà completamente la memoria di C3PO, che quindi tornerà alla sua programmazione di default.

Scena commovente, in cui il droide accetta di sacrificarsi e saluta gli amici, poi Babu Frik fa partire l’hack e pone C3PO in una specie di modalità diagnostica (o forse di combattimento) in cui i suoi occhi diventano rossi.
L’androide pronuncia la frase tradotta, poi si spegne, e dopo pochi secondi si riavvia; sa solo ripetere il suo saluto standard e non ricorda più nulla e nessuno.

Per lui poi ci sarà un lieto fine, mentre per gli abitanti del pianeta Kijimi no.

Infatti i Sith, venuti a conoscenza della possibilità che la scritta venga tradotta, per bloccare la fuga di informazioni vaporizzano il pianeta con un altro DRM particolarmente originale e potente, uno Star Destroyer dotato del cannone precedentemente patrimonio solo della Morte Nera.

Allegoria voluta degli effetti funesti dell’uso dei DRM su di un’intera società?

Forse un “hack” di Episodio IX, sfuggito alla censura di uno dei più grandi utilizzatori di DRM?

A Cassandra piace pensarlo; comunque non si fa remore ad impiegare l’episodio per affrontare ancora una volta l’argomento dei DRM.
Infatti proprio i DRM sono il motivo per cui Cassandra è stata creata, con l’uscita dell’Episodio I di Cassandra Crossing, quattordici anni or sono.

Da allora la loro pericolosità è costantemente cresciuta.

Le conseguenze nefaste dei DRM viengono oggi sperimentate da chi compra oggetti informatizzati come cellulari, IoT, automobili o trattori, e scopre poi di non esserne il proprietario.

In questo persino Episodio IX può quindi servire a qualcosa, ed essere l’argomento dell’Episodio CDXLVI di Cassandra Crossing!

Buone Feste a tutti.

Marco Calamari

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