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7 gennaio 1986, la Nonna di Internet

Gli articoli di Cassandra Crossing sono sotto licenza CC BY-SA 4.0 | Cassandra Crossing è una rubrica creata da Marco Calamari col "nom de plume" di Cassandra, nata nel 2005.

Può Cassandra essere considerata… la nonna di internet? Un bel e interessante racconto da leggere tutto d’un fiato.

Questo articolo è stato scritto il 2 maggio 2016 da Cassandra

Cassandra Crossing 370/ 7 gennaio 1986, la Nonna di Internet

La storia non è solo quella celebrata, la storia è anche quella di coloro che silenziosamente l’hanno scritta. E non è fatta solo di progresso.

Persino una profetessa può essere colta di sorpresa. Mica si può stare all’erta 24 ore al giorno. Ed è successo proprio leggendo questo articolo di Punto Informatico, che Cassandra ha saputo, proprio come in una soap opera, di essere la Nonna di Internet.

Se infatti fare un ping verso NFSNet il 30 Aprile 1986 assegna il titolo di Padre di Internet in Italia, mantenere collegato un piccolo centro di calcolo della Ricerca e Sviluppo Olivetti, situato proprio a Pisa, con Internet fin dal 7 Gennaio 1986 dovrebbe dare un titolo ancora più antico e nobile.

Se infatti, dopo aver fatto il fatidico ping, il Padre di Internet avesse scritto una mail a marcoc@olivea.olivetti.com, Cassandra avrebbe prontamente risposto esprimendo i suoi più sentiti complimenti. Ed ovviamente le persone ormai dimenticate che avevano da tempo realizzato la connessione del Centro e dell’intera Olivetti ad Internet, anzi che l’avevano resa parte del backbone di Internet stessa, dovrebbero essere infinitamente più nobili, onorate e celebrate.

Tutto grazie ad un router non colossale ma piccolo come un pc, che bootstrappava da un floppy da 5.25″, offrendo un collegamento dedicato al backbone negli Stati Uniti a ben 9600 baud.

Poca cosa, certo, ma arrivando in quel gioiello che era Olivetti, Cassandra da questi pochi Baud si trovò proiettata su Internet, e la sua vita non fu mai più la stessa.

30 anni e 4 mesi sono passati, tutto è cambiato come è naturale che sia. In questi anni qualcuno si è divertito persino, dopo aver azzerato l’azienda, a cancellare il nome di Olivetti dall’elenco delle società quotate, per poi spenderlo in operazioni commerciali in estremo oriente.

Si continua a vivere in un paese dove il celebrare e l’apparire sono tutto, ed essere il fanalino di coda invece viene sussurrato solo di rado, e non interessa a nessuno.

Questo è il problema di chi vive oggi nel Belpaese, e che sarà ancora più grave per chi domani dovrà iniziare a lavorarvi.

Nelle rare occasioni che ho di parlare e far studiare un po’ mia nipote Sofia, ormai liceale, è questa la cosa che sto tentando di regalarle. Non solo inglese od informatica, ma la necessità di imparare da sola ad apprendere cose, non so nemmeno io quali, che le possano permettere tra una decina di anni di avere un lavoro, e farlo in un Paese così visibilmente in crisi, anche tecnologica, da celebrare la normalità come avvenimento storico, mentre scuola ed industria progrediscono all’indietro.

Marco Calamari

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