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Cassandra ha onorato, ora che Indiana Jones 5 sta sparendo dagli orari dei cinema, lo spirito della sua saga preferita, versando l’obolo alla Disney. Cosa le è rimasto dopo i titoli di coda?

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Gli articoli di Cassandra Crossing sono sotto licenza CC BY-SA 4.0 | Cassandra Crossing è una rubrica creata da Marco Calamari col “nom de plume” di Cassandra, nata nel 2005.

Dopo Cassandra e Star Wars ecco Cassandra e Indiana Jones!

Questo articolo è stato scritto il 20 luglio 2023 da Cassandra

Recensioni di Cassandra 549/ Indiana Jones e la fine della storia

Cassandra ha onorato, ora che Indiana Jones 5 sta sparendo dagli orari dei cinema, lo spirito della sua saga preferita, versando l’obolo alla Disney. Cosa le è rimasto dopo i titoli di coda?

Forse qualcuno dei 24 indefessi lettori, mai sazio delle esternazioni cinematografiche di Cassandra, aveva già notato l’assenza di un intervento dedicato a Indiana Jones e il quadrante del destino. E infatti Cassandra tergiversava, a causa delle sue doti profetiche (qui neanche troppo necessarie), avendo già previsto la delusione che la visione del film le avrebbe causato, poi puntualmente avveratasi.

Ma ieri, ultimo giorno di programmazione del film nel suo cinema preferito, si è dovuta rassegnare, e armatasi di una confezione maxi di popcorn, si è seduta in una poltrona VIP sperando in bene, in modo da poter poi redigere queste brevi note con perfetta conoscenza di causa.

ATTENZIONE: nel seguito gli spoiler sono pochi ma ci sono. Del resto, se leggete una recensione, cosa pretendete?

Cominciamo a dire che con 300 milioni di dollari di spese Indiana Jones 5 è il film più costoso della saga, e uno dei più cari nella storia del cinema. Anche togliendo i 25 milioni del cachet di Harrison Ford, devono ancora spiegare in cosa hanno speso i restanti 275. Gli altri protagonisti sono gente giovane, o così anziana da non poter arrivare a cachet stellari. Gli effetti speciali poi sono decisamente inferiori a quelli, ad esempio, del quarto episodio Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Ma davvero, cos’hanno fatto dei soldi? Certo che poi la gente si accontenta dei prodotti dell’IA, tanto che differenza c’è?

La sceneggiatura è stata rimaneggiata molte volte, ed è co-firmata da ben quattro autori; c’è da meravigliarsi che sembri piuttosto abborracciata? La regia è stata affidata ad uno dei quattro co-sceneggiatori, James Mangold, dopo che il babbo Steven Spielberg si è “sfilato”, accampando scuse. Mangold ha quindi fatto il soggettista, lo sceneggiatore e il regista; troppo, se non sei qualche esordiente baciato dal genio e votato al risparmio. Qualcuno ha pensato al John Carpenter di Dark Star?

La storia di Indiana Jones 5 è facile da riassumere, poiché brilla per la sua assenza; i primi 80 minuti sono un unico inseguimento, tanto spettacolare quanto vuoto dal punto di vista narrativo. Manca un imperativo, e nemmeno si conosce il diabolico piano del “cattivo”, per cui si devono attendere gli ultimi 30 minuti del film.

Seeeh, il “cattivo”! Ma ti prego! Persino Snoke o Kylo Ren convincono di più di Jürgen Voller che, invece di essere un antagonista almeno del calibro di Belloq, sembra lui in balia degli eventi causati da altri. Questo mini-antagonista, piccolo nazista in sedicesimo, è più evanescente di un fantasma, e il suo piano diabolico rozzo e zoppicante è appena accennato verso la fine del film. E il film ne risente pesantemente.

Ma la domanda su dove sono finiti i soldi è dovuta anche alle tante cose che nel film mancano. Non ci sono nemmeno succose citazioni, se non nella scena finale. Perché? Citare sé stessi non costa niente, come dimostra il numero di piacevoli citazioni in Indiana Jones 4. Persino i temi di John Williams sono centellinati, come se li avessero dovuti risparmiare. Invece poteva mancare l’improvvisa invasione di disgustosi insetti? Grande trovata scenica. Originale, poi.

Tacciamo completamente riguardo la coprotagonista / coantagonista dal nome lunghissimo, che non convince nemmeno sé stessa. L’assedio di Siracusa appare davvero storicamente improbabile, troppo simile agli scontri dei Transformers. L’abbattimento del bombardiere a colpi di grosse frecce è troppo assurdo per essere anche solo divertente. La cooptazione del Meccanismo di Antikythera nel “diabolico complottino” appare davvero stiracchiata, una vera marchetta. Il geniale Archimede, a cui viene attribuita la costruzione del Meccanismo, sembra uscito pari pari dai personaggi di Alto Gradimento per il carisma che dimostra.

E se volessimo salvare qualcosa? Magari la scena finale, con il recuperato amore tra i due vecchietti protagonisti della saga, che alle persone diversamente giovani come Cassandra fa tanta tenerezza. Però bisogna escludere il “diaframma” alla Looney Tunes che si chiude sul cappello di Indy appeso ad asciugare, per suggerire una improbabile e certamente non auspicabile continuazione della saga.

Concludendo; anche se Harrison Ford, contrariamente a quanto fatto in Episodio VII, non ha avuto qui l’accortezza di farsi ammazzare, rivolgo un auspicio ai miei Vati di non doverlo vedere novantenne in un non auspicato Indiana Jones 6.

Marco Calamari

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