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Cassandra Crossing

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Viene qui ufficialmente battezzata la rete del futuro, quella che solo un manipolo di pazzi può mettere in piedi, quelli che guardano alla Internet 2.0 con gli occhi sbarrati. Ecco di cosa si tratta.

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Gli articoli di Cassandra Crossing sono sotto licenza CC BY-SA 4.0 | Cassandra Crossing è una rubrica creata da Marco Calamari col “nom de plume” di Cassandra, nata nel 2005.

E pensare che invece oggi il “Web 3.0” sembra essere tutt’altra cosa…

Questo articolo è stato scritto il 5 maggio 2006 da Cassandra

Cassandra Crossing 35/ Internet 3.0

Viene qui ufficialmente battezzata la rete del futuro, quella che solo un manipolo di pazzi può mettere in piedi, quelli che guardano alla Internet 2.0 con gli occhi sbarrati. Ecco di cosa si tratta.

 Ricordate lo slogan coniato da un americano candidato presidente (poi trombato per pochi voti), la famosa Internet 2? Veniva predetto che l’ennesimo aumento di velocità di alcune dorsali universitarie ed aziendali negli Stati Uniti avrebbe cambiato la Rete come la conosciamo oggi.

Certo un interessante esperimento tecnico, la velocità fa sempre comodo, ma impatto sulla Rete? Zero, e forse nemmeno i giornalisti che hanno scritto gli articoli ci hanno davvero creduto. Poi, ed è roba degli ultimi mesi, si è parlato di Internet a Due Velocità, cioè della realizzazione di infrastrutture di prioritizzazione del traffico da parte dei grandi provider di connettività. Nella prioritizzazione del traffico in sè non c’è niente di male, ma nell’uso per favorire interessi commerciali, legittimi e non, al di fuori di ogni possibilità di controllo ce ne è in abbondanza.

E quando gli aspiranti giocatori hanno dimensioni economiche maggiori di quelle del Brasile, quando sono già riusciti a far legiferare a comando le due superpotenze mondiali, il dubbio che gli interessi dei consumatori ed i diritti civili dei cittadini non saranno una priorità in questi modelli di business appare decisamente legittimo.

Diciamolo in maniera semplice ed usando le stesse terminologie; Internet 2.0 non si sa bene cosa sarà ma date le tendenze attuali è una cosa che non sembra destinata a piacere a tutti. Piacerà sicuramente ai teledipendenti, che si troveranno di fronte un altro bellissimo e coloratissimo giocattolo tecnologico interattivo, in cui potranno godere dell’assoluta libertà di scelta. Libertà di decidere l’articolo da comprare od il film da vedere, tra tutte le “libere scelte” che chi gestisce la loro libertà avrà deciso essere quelle giuste. L’interazione con gli altri? La libertà di pubblicare oltre che scaricare? Non saranno “mainstream”, anzi, forse cose da guardare con sospetto se non addirittura vietate.

In effetti una lucida sintesi di Alessandro Bottoni riguardo agli effetti futuri del Trusted Computing puo’ essere estesa all’intera Internet 2.0; una rete in cui si potrà forse scegliere di non entrare, ma al prezzo di non avere accesso all’informazione, ai film, ai contenuti multimediali, alle cose più luccicanti e saporite, ed in particolare a buona parte se non tutto l’e-commerce.

E forse comunicare in maniera non convenzionale ed pubblicare in maniera estemporanea e poco controllata sarà piuttosto difficile; le megachat sulla Fattoria, gli archivi di film in stream blindati ed a pagamento sono già annunciati come lo standard delle comunicazioni in Internet 2.0.Bene, forse la rete dei computer con TPM disabilitato e sistema operativo libero sarà un po’ opaca, e probabilmente una cosa da gestire in prima persona, senza comodi automatismi. Forse il gusto di interagire a bestia, di pubblicare, di fare e disfare e di condividere resterà appannaggio di una piccola minoranza di persone.Dentro questa Piccola Rete si ritroveranno vecchie cariatidi di Internet 1.0, qualche visionario, un sacco di tipi strani che credono agli ufo ed al ritorno di Elvis. Ci saranno, speriamo, tutti coloro che anche solo a part time restano convinti che condividere l’informazione e mettere in Rete cio’ che si riesce a costruire sulla conoscenza creata da altri (come contributo dovuto) sia un imperativo morale. Ci saranno, come ci sono adesso, anche i cattivi che, come lato oscuro della società, avranno anche qui la loro rappresentanza.

E chi saranno i cattivi di turno in nome dei quali esercitare il più spietato tecnocontrollo tecnicamente e legalmente realizzabile? Certo i soliti (pero’ ormai un po’ stanchi) pedofili e terroristi, a cui magari si aggiungeranno gli spacciatori di succo di luna nascosti nella totalnebbia ed i cospiratori del piano nove dallo spazio esterno.

Forse è meglio mettere un’etichetta a tutto questo, così sarà più facile orientarsi. Se il nome non è gia stato brevettato o registrato, battezzo ufficialmente questa Rete del futuro “Internet 3.0”; se l’idea fosse davvero nuova la pongo subito sotto licenza Creative Commons: Attribution-Share Alike, così non possono fregarcela. Se Internet 2.0 manterrà le promesse, sarà la release 3.0 la riga della matrice dove vorrei vivere. E nel caso che non ci aveste già pensato, è improbabile che qualcuno la realizzi per noi. Rimbocchiamoci le maniche.

Marco Calamari

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